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Il taglio del cordone ombelicale
Pur nelle sue alterne vicende il monastero di S. Felice di Vicenza rimase proprietario a Bressanvido fino al 28 luglio 1806, data in cui iniziò la famosa requisizione napoleonica dei beni ecclesiastici(31), che segnò anche il taglio del cordone ombelicale che legava Bressanvido al monastero di S. Felice, nonché la definitiva scomparsa del cenobio vicentino dopo undici secoli di storia(32). Nei primi mesi di quello stesso anno si erano rinnovati gli affitti dei lotti monastici di Bressanvido(33). La campagna di S. Placido era stata affidata a Domenico Trevisan, quella di S. Benedetto ad Antonio Trevisan, Andrea Ramina col figlio lavoravano i lotti di S. Floriano e S. Neofita, ai fratelli Nicola, Pellegrino e don Bortolo Villanova si consegnava la possessione di S. Cassia, la Praderia, i Casoni e la riscossione della decima di Bressanvido, a Francesco Turco l’area della Fusara, Francesco Bredo aveva in affitto quella di S. Mauro, Francesco Ramina detto Raminello la S. Gaudenzia ed infine Giobatta Zilio, gastaldo del monastero, teneva la casa e la terra in contrada dell’Alberia, nonché la riscossione decimale di Poianella. Nulla ci impedisce di ritenere che i fittavoli siano rimasti gli stessi anche con la seguente amministrazione. I beni passarono subito al Demanio Nazionale del filonapoleonico Regno d’Italia. Nel 1809, relativamente al territorio nel nostro comune, consistevano in 870 campi e una decina di case a Bressanvido, 140 campi e tre case a Poianella(34). In particolare passava sotto l’amministrazione statale l’immobile forse più prezioso, accatastato in via Strada Bassanese e registrato come una casa dominicale grande, con le adiacenze rusticali, fenilli e stalle per vacche n. 70 e per peccore n. 100 con scuderia, rimessa e oratorio di S. Benedetto, il tutto in un’area complessiva di tre campi e mezzo. Dopo il ritorno del Veneto sotto la dominazione austriaca (1813), i beni ex benedettini di Bressanvido passarono alla Corona Reale, che in data 17 novembre 1823 assegnò 7880 lire austriache al capomastro Giovanni Barrera "per i lavori di restauro della casa dominicale con annesse adiacenze posta in Bressanvido"(35). Con documento datato 17 aprile 1837(36), poi, si passò all’asta dei beni del fondo bressanvidese, consistenti in poco più di 1110 campi e comprendenti qualche piccolo appezzamento in comuni adiacenti. In seguito a questa, essi furono acquistati da Ranieri d’Austria fu imperatore Leopoldo, principe reale d’Ungheria e viceré del Regno Lombardo Veneto. Dopo la sua morte le proprietà passarono nel 1857 a suo figlio arciduca Ranieri d’Austria(37). Il 15 ottobre 1881 il conte Carlo Francesco de Bardeau ricevette dal citato arciduca Ranieri un progetto di vendita dei suoi due grandi possedimenti vicentini, uno situato a Poiana di Granfion e l’altro nei territori comunali di Bressanvido, Pozzoleone, Sandrigo e Carmignano. Il nobile di nome francese ma di casa austriaca ebbe così modo di acquistare l’intera proprietà per la somma di 60 mila pezzi d’oro da lire 20, pari ad effettive lire 1.200.000 d’oro(38). A partire dal 1910 il conte Bardeau vendette a sua volta, dando finalmente spazio alla piccola e media proprietà terriera di provenienza locale. Fu proprio il successore della casa d’Austria alle proprietà bressanvidesi, vale a dire il conte Bardeau, a permettere l’attivazione di una nuova attività che da molti anni, e ancora adesso, caratterizza il territorio: la lavorazione del latte. Infatti il 13 aprile 1888(39) firmò con il conte Guardino Colleoni, presidente della Società Anonima Cooperativa Latterie Vicentine, il contratto di compravendita di un terreno di tre campi in via S. Benedetto a Bressanvido, per il prezzo di 2400 lire. Il lotto servì alla società lattiera alla costruzione di un caseificio, che prese il nome di "Latterie Venete", ma che nel 1928 fu acquistato dalla ditta Polenghi & Lombardo. E mentre nel 1948 sorgeva in via S. Rocco l’omonimo caseificio sociale (che più tardi avrebbe trovato luogo in via Bettinardi), il complesso caseario intorno al 1950 fu assorbito dalla Federconsorzi, conservando però amministrazione autonoma e titolo Polenghi & Lombardo(40). Dal gennaio 1991 la proprietà dello stabilimento caseario è dell’Alvi (Cooperativa Latte Alto Vicentino), poi confluito nelle Latterie Vicentine. Per quanto riguarda il comune, giova ricordare che governo italico filofrancese alla fine del 1807 volle dare una nuova struttura amministrativa al territorio. A partire quindi dal 22 dicembre 1807, in seguito a questa deliberazione, Bressanvido e Poianella fecero parte di un nuovo indiviso comune con capoluogo Bressanvido. Il primo sindaco fu Lorenzo De Antoni del fu Giuseppe, rappresentante di una famiglia di piccola imprenditoria agraria in auge nel territorio locale già dal secolo precedente. Questi abitava a Bressanvido in via Ponte Longo in una casa da boarie una... forno e stalla... e piccola barchessa. Non lontano, in via Chiesa, risiedeva anche il suo consanguineo don Luigi De Antoni fu Silvestro(41). A dare una valida mano al sindaco erano i due "anziani" Bernardo Bettinardi e Girolamo Milan, con ogni probabilità entrambi del capoluogo; segretario comunale risultava Nicola Villanova. Nel 1809(42) l’amministrazione si riuniva in una piccola costruzione in via S. Rocco inserita in un lotto di un quarto di campo che comprendeva anche tre alberi di gelso. Altre proprietà comunali erano le chiese parrocchiali, i cimiteri attorno alle stesse, una casetta in via Chiesa per il cappellano di Bressanvido, l’oratorio di S. Rocco, due fazzoletti di terra nelle contrade Strada Lupia e Vegri e una picciola cameretta per la scuola comunale a Poianella(43). Quest’ultima a tutti gli effetti è da considerare la prima attestazione di una scuola pubblica all’interno del territorio comunale. Più o meno nello stesso tempo anche Bressanvido si dovette dotare di un’attrezzatura scolastica, perché in una nota degli ecclesiastici bressanvidesi del 1815 si precisa che don Bortolo Villanova, nativo del luogo e abitante a Camisano, svolgeva le funzioni di maestro pubblico(44). Dovevano essere anni di entusiastico dinamismo quelli per gli amministratori locali, perché nell’anno 1824, ormai da una decina d’anni dopo l’entrata nell’amministrazione austriaca, la deputazione comunale, rappresentata da Giovanni Turco con la collaborazione dell’agente comunale Angelo De Antoni (figlio del vecchio sindaco Lorenzo), istituì due scuole elementari minori, una per frazione (quella di Poianella venne situata nei locali un tempo affidati al cappellano), e le dotò di tutto l’occorrente per la più efficace didattica(45). L’anno dopo anche la casetta in via Chiesa del cappellano di Bressanvido cambiò destinazione, facendo da nuova cornice per gli uffici comunali, che abbisognavano di un loro spazio(46). Come tutto il Veneto, anche il comune di Bressanvido nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia. La nuova amministrazione fu composta... dai soliti noti, vale a dire da quegli esponenti delle più importanti famiglie che già da prima affollavano la deputazione comunale. Il primo sindaco fu Giuseppe Ceroni, già deputato comunale per il governo austriaco, mentre primi assessori effettivi furono nominati Massimiliano Matteazzi ed Alessandro Mezzalira(47). Grazie al loro censo solo questi imprenditori agrari potevano eleggere ed essere eletti. In quanto alla loro fede politica, non possiamo chiedere lumi agli scarni e monotoni verbali delle riunioni consiliari; possiamo però a buon diritto ipotizzare che fossero dei buoni ed onesti liberali, come molta parte della borghesia agraria del tempo, con qualche dubbio per il Mezzalira, che alla sua morte risulta aver parteggiato sempre col Papa e pel Papa(48). Proprio quest’ultimo diventò sindaco nel 1872 alla morte di Ceroni, mentre erano maestri comunali Isabella Zuliani e don Ippolito Chemello (che proprio in quell’anno sostituì Luigi Rossi) a Bressanvido e don Luigi Piazza e Regina Lorenzoni a Poianella; medico comunale era Luigi Centomo e chirurgo Giovanni Pietro Cristofori. Nel 1885, dopo una breve vacanza della carica, diventò sindaco Angelo Ceroni fu Giuseppe. Tra le decisioni più importanti della sua amministrazione da ricordare nel 1886 la costruzione dei nuovi cimiteri negli attuali siti e della ghiacciaia comunale all’inizio della strada per Ancignano, nonché la nomina a maestro della scuola elementare di Poianella di Antonio Lollato (due anni dopo si sarebbe trasferito a Bressanvido), marito della maestra Zuliani, giusto a formare una coppia di educatori rimasta ancora nella memoria di alcuni abitanti locali. E sempre a proposito di scuola, nella sessione straordinaria del 17 agosto 1887 si decise di accendere un mutuo di 8000 lire pagabile in 30 anni per fare fronte alle spese occorrenti per la costruzione di un fabbricato scolastico a Poianella e per l’ampliamento di quello di Bressanvido, su progetti dell’ingegnere Angelo Tescari di Marostica. Il 6 marzo 1898 il Consiglio espresse parere favorevole sull’istituzione di una farmacia in territorio comunale, che da quel momento collaborò con medici e levatrici comunali, a tutto vantaggio della popolazione locale. Infine merita un cenno la decisione del consiglio datata 24 settembre 1913 di far passare anche per il territorio locale l’impianto di illuminazione pubblica, con possibilità di allacciamento anche per i privati. La prima ditta ad ottenere l’appalto fu la Geremia Guarnieri di Bassano, cui seguì la Società Elettrica di S. Pietro in Gù e più tardi la Società Idroelettrica Valbrenta. Dopo la seconda guerra mondiale si volle voltar pagina: il 2 giugno 1946 un referendum sancì la nascita della repubblica e la conseguente fine della monarchia sabauda, che non aveva saputo scrollarsi di dosso le responsabilità del ventennale connubio col regime fascista. Il resto è storia recente, che ancor oggi si dipana sotto ai nostri occhi. In particolare, in ambito strettamente locale si è registrato negli ultimi trent’anni il passaggio da un’economia prettamente agricola ad una in prevalenza artigianale, con la destinazione di 260 mila mq di territorio comunale ad area artigianale o agroindustriale.
(31) Con decreto del 28 luglio 1806 furono accorpati e ridotti parecchi conventi e monasteri prima della definitiva soppressione avvenuta in data 25 aprile 1810.
(32) MANTESE - DALLA VIA, I Benedettini, p. 173.
(33) ASVi, C.R.S., SS. Felice e Fortunato, busta n. 537, fascicolo 4, ff. 106r-113r.
(34) Ibidem, Catasto d’Avviso, Bressanvido, n. 380.
(35) MANTESE - DALLA VIA, I Benedettini, p. 173.
(36) CARRARO, Bressanvido, p. 134.
(37) ASVi, Catasto Austriaco, Bressanvido, nn. 386, 388.
(38) CARRARO, Bressanvido, p. 136.
(39) CARRARO, Bressanvido, pp. 136-137.
(40) IDEM e ibidem, p. 137.
(41) Queste informazioni sono tratte da una mappa catastale del 1809 sita in ASVi, Catasto d’Avviso, Bressanvido, n. 380. La stessa fonte precisa anche la composizione della giunta comunale.
(42) Ibidem.
(43) Ibidem, Poianella, n. 2627.
(44) ACV, Stato delle Chiese, busta 32 (Bressanvido), doc. alla data.
(45) Ibidem, busta n. 1824, fascicolo 1.
(46) Ibidem, busta n. 1825, fascicolo 3. I lavori di sistemazione degli spazi furono eseguiti dall’imprenditore edile Francesco Galvanin.
(47) Le informazioni a nostra disposizione a partire dal 1871 vanno desunte dai Registro dei Consigli comunali che partono appunto da quella data.
(48) A.P.B., Registro dei Morti, IV (1864-1918), alla data.
Note a cura del Prof. Giordano Dellai Copyright Comune di Bressanvido - Riproduzione vietata
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